By admin | settembre 24, 2010 - 10:38 pm - Posted in Vintage Culture

Il mito dell’androgino è vecchio quanto il mondo, o beh, almeno quanto la mitologia classica. L’ambivalenza maschile-femminile,  intesa come  unione degli opposti,  ha affascinato per secoli artisti e pensatori: era dunque inevitabile che prima o poi entrasse anche nell’ambito del costume. Nella storia rari personaggi hanno indossato abiti del sesso opposto (una su tutte, Giovanna d’Arco), ma è solo  nel ‘900 che questa opzione diventa una scelta di stile, e non di vita.

Già all’inizio del secolo, sono documentati alcuni esempi di cross-dressing. Foto ingiallite mostrano azzimante signore con indosso frac completi di tuba e bastone: uno scandalo, naturalmente, per quei tempi.  Bisognerà aspettare  il 1930 perché Marlene Dietrich, forte della sua immagine di femme fatale par excellance,  possa comparire  vestita da uomo (nel film Marocco) risultando comunque seducente.

Katharine Hepurn con un completo maschile

Katharine Hepurn con un completo maschile

L’esempio della diva, che ama indossare abiti maschili anche nel quotidiano, è seguito qualche anno dopo da un’altra star.  Katharine Hepubrn, col suo stile maschile addolcito da dettagli vezzosi, sarà la portabandiera dell’androginia negli anni ’40 e ’50, un’epoca in cui il modello di donna imperante è decisamente orientato verso la bomba sexy.

Bisognerà però aspettare gli anni ’60 perché l’ambiguità tra maschile e femminile cominci a stuzzicare i creatori di moda: il primo ad avventurarsi in questo senso è Yves Saint Laurent, che col suo celebre smoking per lei entra di diritto nella storia del costume.

D’un tratto, l’androginia è di tendenza e passa dal glam di Ziggy Stardust al rock di Patty Smith, per arrivare al pop di Annie Lennox negli anni ’80.

E oggi? Sembra non sia finita qui, almeno a giudicare dal successo di icone ambigue come i Tokyo Hotel,questo mese su L’Uomo Vogue,  o dalle recenti foto di Lady Gaga per Vogue Nippon. E allora, giusto per rinfrescarci la memoria, ecco una poetica rilettura del mito tratta da Hedwig and The Angry Inch, un film di John Cameron Mitchell.

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By admin | luglio 18, 2010 - 7:15 pm - Posted in Vintage Culture
Louis Réard e il primo due pezzi

Louis Réard e il primo due pezzi

1953: Brigitte Bardot a Cannes

1953: Brigitte Bardot a Cannes

Ideato nel 1946 dall’ingegner Louis Réard, il costume a due pezzi viene battezzato Bikini come dell’atollo del Pacifico teatro in quegli anni di esperimenti nucleari. “La prima bomba anatomica” è il claim studiato per il lancio sul mercato: e mai slogan fu più azzeccato. Il nuovo costume solleva un vespaio di polemiche, e in Italia, a causa delle pressioni del Vaticano, viene addirittura proibito per legge.

Il fascino proibito del bikini viene abilmente sfruttato qualche anno più tardi da una diciannovenne aspirante attrice in cerca di attenzione. Si tratta di Brigitte Bardot, che senza alcun film, ma con un costume a due pezzi, nel 1953 conquista Cannes in men che non si dica.

Passerà ancora qualche anno perchéil bikini venga sdoganato sul grande schermo: siamo nel 1962, e  una sensuale Ursula Andress, sfoggia un due pezzi candido entrato enlla leggenda in “007 Licenza di Uccidere“.

Ursula Andress, la prima Bond Girl

Ursula Andress, la prima Bond Girl

Negli anni ’70 il costume due pezzi è ormai un msut-have per la spiaggia:  declinato spesso in crochet, di dimensioni ridotte, si indossa  con gioielli etnici in pieno mood hippie chic. Negli anni ’80,  nuovi tessuti ad alta tecnologia e colori fluo tirano fuori l’anima sporty del bikini, senza fargli perdere un grammo di sex-appeal.
Il costume da bagno diventa, assieme ai body e ai leggings, l’indumento ideale per mettere in mostra fisici scolpiti del decennio.  Ne è una prova la splendida Elle Macpherson, aka “the body”:  la sua carriera prende il volo proprio grazie alle foto in bikini apparse in vari numeri di Sports Illustrated. Dopo questa consacrazione, il due pezzi entra di diritto nelle collezioni prêt-à-porter, diventando terreno di sperimentazione per i creatori di moda: rimarrà celebre la sua versione iper-minimal – con reggiseno ridotto a due miseri (ma griffatissimi) bottoncini – ideata da Karl Lagerfeld per Chanel.

Elle Macpherson nel 1989

Elle Macpherson nel 1989

1995: Stella Tennant per Chanel

1996: Stella Tennant per Chanel

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By admin | giugno 10, 2010 - 3:24 pm - Posted in Contemporary, Vintage Culture

Roy Halston negli anni '70

Roy Halston tra due modelle che sfoggiano le sue creazioni

Nel 1961 aveva disegnato il celebre pillbox hat sfoggiato da Jacqueline Kennedy per la cerimonia di insediamento del marito: ma è sui dance floor degli anni ’70 che Roy Halston acqusita una fama planetaria. I suoi abiti in jersey,  in cui si combinano ispirazione classica e un alto tasso di glamour, scintillano sulla pista dello Studio 54, addosso a Bianca Jagger e Liza Minelli.

Dopo anni burrascosi in seguito alla morte del designer (1990) il marchio Halston viene resuscitato nel 2008: e alla collezione principale si affianca l’anno successivo la linea Halston Heritage, che riprende i celebri modelli anni ’70. Entrata subito nei guardaroba dalle star più fashioniste, Halston Heritage è sinonimo di stile audace e patinato: non a caso, è stato scelto da Patricia Field per vestire Carrie, nel sequel di Sex and  The City. E a quanto pare, il sodalizio tra la maison e Sarah Jessica Parker è destinato ad uscire dallo schermo: l’attrice debutterà quest’autunno come consulente stilistica per l’etichetta.

Halston Heritage nella locandina di SATC 2

Carrie sfoggia uin modello della collezione Halston Heritage per Sex and The City 2

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By admin | maggio 23, 2010 - 9:29 pm - Posted in Vintage Culture

Se i gioielli falsi sono vecchi quanto il mondo, la storia della bigotteria è molto più recente.

Già nell’ottocento paste vitree, cristalli e una sottile foglia d’oro sono impiegati per realizzare preziosi a buon mercato, ad uso e consumo della piccola borghesia.
Ma è con la Grande Depressione, sul finire degli anni ’20, che questa “gioielleria minore” diventa vero e proprio fenomeno di costume. Con la recessione, metalli e pietre preziose raggiungono prezzi esorbitanti: così, gioielli fatti con materiali poveri diventano una scelta quasi obbligata.
Ma proprio lo scarso valore della materia prima permette sperimentazioni impossibili da attuare con oro e gemme: le creazioni di bigiotteria diventano sempre più fantasiose, e il loro appeal cresce a dismisura.
Il cinema e la moda fanno il resto.

Coco Chanel, puntualmente in anticipo, propone bijoux da abbinare ai suoi vestiti, inaugurando l’epoca del gioiello-accessorio, che si cambia di frequente, proprio come un abito.
E sul grande schermo le dive del cinema – presto imitate da schiere di donne – ostentano scenografici preziosi, evidentemente e sfacciatamente falsi. Tutto ciò dà impulso a una produzione vastissima, che toccherà negli anni seguenti vette d’eccellenza che hanno poco da invidiare alla gioielleria autentica.

Mae West ricoperta di gioielli sul set di Lady Lou - La donna fatale, del 1933

Mae West ricoperta di gioielli sul set di Lady Lou - La donna fatale, del 1933

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By admin | maggio 17, 2010 - 8:22 pm - Posted in Icone, Negozi&Eventi

Brigitte Bardot con i famosi capri abbinati ad una maglietta marinara e ballerine

B.B. con uno dei look che l'hanno resa celebre: maglietta marinara, pantaloni capri e ballerine in tinta.

Con il suo look ingenuo e sensuale ha spopolato negli anni’60, e ancora oggi è un’icona di stile, oltre che l’antesignana del movimento green. Ora, Brigitte Bardot è protagonista di un vero e proprio festival, organizzato da Tearose: un’occasione unica per celebrarne il mito e per scoprire i segreti del suo look.

Il guardaroba della “gattina sexy” per eccellenza comprende pantaloni capri e magliette a righe, ballerine in tutti colori e fantasie vichy: la quintessenza del “riviera chic” à la francaise. E sempre retaggio della Côted’Azur sono la tintarella ambrata e i capelli schiariti dal sole, lunghi e arruffati o trattenuti da una fascia, come dopo un una giornata in spiaggia.

Per sperimentare dal vivo lo stile BB basterà andare da Tearose, il 20 e il 27 maggio: una stylist e un make up artist saranno a disposizione per offrire una consulenza ad hoc. E per chiudere in bellezza, il 3 giugno una festa in spiaggia incoronerà la sosia perfetta.

Per informazioni: tel. 039 7390378 oppure info@tearose.it

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By admin | maggio 15, 2010 - 5:16 pm - Posted in Guida pratica

Ecco com'è fatta la cerniera

Ecco com'è fatta la cerniera

Il diavolo sta nei dettagli: e tra i particolari che possono aiutare a datare correttamente un capo c’è anche la cerniera lampo. Ecco alcune cose da sapere.

Inventata nella seconda metà dell’ottocento, la chiusura lampo viene brevettata nel 1917. Realizzata in metallo, debutta nell’abbigliamento nel 1923, come allacciatura per le galosce di gomma.

Negli anni ’30 la manifattura americana promuove la praticità della zip, che diventa l’elemento ideale per i vestiti dei bambini.

In quegli anni, la zip comincia ad essere usata anche per gli abiti da donna, in alternativa a bottoni e bottoncini. Nel 1937 i sarti parigini la applicano per la prima volta anche ai pantaloni maschili.

Le chiusura lampo sul fondo delle maniche appare  negli anni ’30-40 e viene poi riproposta su larga scala negli ’80.

Negli anni ’40 vengono inventate le cerniere in nylon, che però verranno usate per l’abbigliamento solo dalla metà degli anni ’60 in avanti.

Fino agli anni ’60 i pantaloni femminili  hanno di norma la zip sul fianco, in seguito si passa alla cerniera centrale “copiata” dai calzoni da uomo.

Fino agli anni ’50 nei vestiti da donna la cerniera si colloca di preferenza su un lato. A partire dal decennio successivo, una lampo centrale posteriore diventa la scelta più comune.

L’uso di cerniere per le giacche si diffonde dagli anni ’60.

La prima stilista a usare la zip con intenti decorativi fu Elsa Schiaparelli, negli anni ’30.

YKK, sigla che si trova impressa su molte cerniere lampo, è il marchio della Yoshida Kogyo Kabushililaisha, la fabbrica  giapponese fondata nel 1934 che ancor oggi è il maggior produttore mondiale di zip.

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By admin | maggio 13, 2010 - 4:55 pm - Posted in Stilisti

Grace Kelly con la sua Bagonghi, 1959

Grace Kelly sfoggia una Bagonghi in occasione della sua visita a ROma nel 1959

Si è spenta lunedì notte Giuliana Coen, meglio conosciuta come Roberta di Camerino.
Se ne va così un pezzo di storia del costume: le sue borse, diventate un mito, erano al braccio di Grace Kelly e Liz Taylor negli anni ’50, e sono oggi autentici oggetti di culto per gli appassionati.
La stilista veneziana fu la prima a intuire, verso la fine degli anni ’40, lo straordinario potenziale degli accessori. Precorrendo le mode, scelse sempre modelli spartani (anche la celebre Bagonghi non è altro che la riedizione dei bauletti medici in voga nell’ottocento) ma si concentrò su colori e materiali per trasformare la borsa in arte. Velluti soprarizzo rubati ai paramenti ecclesiastici, borchie come quelle che ornano le gondole, tinte accese contrapposte con audacia trasformano il complemento in primo attore, preannunciando una tendenza oggi assai attuale.

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Una piccola folla si è ritrovata a Milano per l’asta del  guardaroba di Evelina Levi Broglio. Ecco la vendita all’incanto di una delle famose Kelly di Hermès della collezione:  si parte da una stima di 300-400 Euro, ma il prezioso accessorio  raggiunge in breve quota 3700.
Ed è ancora un affare!

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By admin | maggio 12, 2010 - 10:10 pm - Posted in Stilisti, Vintage Culture

Un modello della collezione del 1947

Spalle strette, vita segnata e gonna ampia: il debutto dello stile anni '50

Il decennio più faboulous che la moda ricordi cominciò, a dire il vero, negli anni ’40.  Il12 febbraio del 1947, in una Parigi ancora segnata dalla guerra, Christian Dior presenta la sua prima collezione.   Basta questa manciata di abiti a spazzar via tutta l’austerità e le miserie del conflitto. Gonne fruscianti, vite di vespa, guanti e cappellini: si fa avanti una donna scandalosamente frivola e sofisticata, dedita al culto della femminilità. Dopo gli anni di drammatiche privazioni, il nuovo stile scatena l’entusiasmo: “It’s a New Look!” esclama Carmel Snow, storica editor di Harper’s Bazaar.  Gonne a ruota con la vita segnata, décolleté a mezzo tacco e accessori en pendant vestono così l’ottimismo post-bellico, e diventano un punto di riferimento per l’eleganza dei dieci anni a seguire.

Nel video, un interpretazione dello stile New Look di Jaques Fath, datata 1954.

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By admin | maggio 6, 2010 - 1:42 pm - Posted in Negozi&Eventi

Set di valigie Louis Vuitton vintage

Set di valigie d'epoca in monogram canvas, Louis Vuitton.

Un’occasione imperdibile per sbirciare nell’armadio di una grand dame del jet-set, e portarsi a casa – rilanci permettendo – un pezzettino di storia del costume. Si apre domani, presso la casa d’aste Il Ponte di Milano, la vendita del guardaroba di Evelina Levi Broglio, icona dell’eleganza italiana dagli anni ’60 agli anni ’80 e protagonista della scena internazionale in quegli anni. Dal 7 al 9 maggio saranno in mostra capi prêt-à-porter e haute couture dei più celebri designer internazionali: Christian Dior, Valentino e Chanel, solo per fare qualche nome. Corposa anche la sezione dedicata agli accessori, per cui la signora nutriva un’autentica passione: oltre alla sua collezione di Kelly di Hermès ci saranno calzature di Manolo Blanhik, Jimmy Choo e René Caovilla, assieme a sciarpe, guanti, cinture e valigie.
Tutte griffatissime ça va sans dire.

L'esposizione di abiti vintage dal guardaroba di Evelina Levi Broglio

L'esposizione di abiti vintage dal guardaroba di Evelina Levi Broglio

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